Aggiornato il 03/09/2025
Indice dei Contenuti
I Cinque Riti Tibetani sono una pratica energizzante completa che lavora su tutto il corpo, frutto della rielaborazione di alcune posizioni tradizionali dello yoga, e corrispondono, a livello energetico, ad una delle pratiche più conosciute dello yoga: il Saluto al Sole.
Questa sequenza yogica, semplice ma potente, agisce riattivando e riallineando i 7 chakra principali, favorendo in questo modo lo sviluppo della concentrazione e dell’equilibrio, e rallentando il processo di invecchiamento, grazie alla stimolazione delle ghiandole endocrine.
In questo articolo analizzeremo i cinque tibetani un po’ più da vicino, e vedremo anche come metterli in pratica grazie ad una lezione specifica… completamente gratuita.
Inoltre parleremo anche del sesto e settimo rito, che meritano un paragrafo a parte in quanto possono essere eseguiti solo quando si padroneggiano bene i primi cinque.
Che cosa sono i Cinque Tibetani
I Cinque Riti Tibetani, o più semplicemente i Cinque Tibetani, sono esercizi combinati di stretching, sforzo isometrico/isotonico e attivazione della respirazione e sono così efficaci da essersi guadagnati la definizione di “Elisir di Eterna Giovinezza”.
Il loro scopo principale è riequilibrare l’energia vitale del corpo, migliorare la salute fisica e rallentare il processo di invecchiamento.
La relazione che esiste tra questa pratica e il processo di invecchiamento si basa sul principio che una pratica regolare dei Cinque Tibetani permette all’energia nel corpo di scorrere liberamente, in particolar modo nei centri energetici, chiamati chakra.
Secondo la fisiologia e la filosofia dello yoga, quando i chakra sono in armonia ed equilibrio, il corpo è in perfetta salute. Al contrario, quando uno o più di un chakra sono in disequilibrio, inizia l’invecchiamento o deterioramento fisico.
I 5 Tibetani, così come lo yoga in generale, aiutano a mantenere questo equilibrio, favorendo il benessere generale e aumentando la vitalità.
Per approfondire l’argomento, dai un’occhiata al nostro articolo: Chakra: cosa sono e quali sono i 7 principali
Un po’ di storia
I Cinque Tibetani sono una pratica millenaria tramandata dai monaci tibetani dell’Himalaya per oltre 2500 anni.
La loro esistenza è stata resa nota al grande pubblico nel 1939 grazie al libro “I cinque tibetani. L’antico segreto della fonte di giovinezza” di Peter Kelder.
Secondo il racconto di Kelder, un colonnello britannico di nome Bradford, alla ricerca della fonte della giovinezza, scoprì questa “pratica segreta” in un monastero tibetano. Dopo averli praticati a lungo, tornò in patria visibilmente ringiovanito e condivise la sua esperienza.
Nel suo libro Kelder spiega minuziosamente come eseguire quelli che lui definisce come “riti energetici”, e racconta anche del tipo di alimentazione e stile di vita che praticavano i monaci tibetani.
Infatti, i benefici di questi esercizi vengono amplificati quando associati ad uno stile di vita armonioso che rispetti l’equilibrio tra una giusta dose di esercizio fisico, un’alimentazione moderata e ricca di nutrienti ed un atteggiamento mentale positivo.
Tutti i benefici dei 5 riti tibetani
I benefici dei 5 riti tibetani sono molto simili a quelli della pratica dello yoga in generale e della pratica del Saluto al Sole nello specifico, e sono essenzialmente:
- Aumento dell’energia
- Calma mentale
- Maggior chiarezza mentale e capacità di concentrazione
- Rafforzamento e maggior flessibilità dei muscoli
- Miglioramento della respirazione e aumento della capacità polmonare
- Miglioramento della circolazione sanguigna
- Miglioramento della postura
- Riduzione dello stress
- Rallentamento del processo di invecchiamento delle cellule del nostro corpo
- Riequilibrio dei chakra e delle ghiandole endocrine ad essi associate
Inoltre, in base alle testimonianze che si trovano nel libro, altri benefici sono:
- Capelli più folti e scuri
- Perdita di peso per chi è in sovrappeso e aumento per chi è in sottopeso
- Miglioramento della vista
- Carnagione colorita e sana
- Viso più giovane
- Miglioramento della memoria
- Aumento della capacità e del desiderio sessuale
- Sollievo da artrite
- Sollievo da dolori di varia natura (ginocchia, schiena, nervo sciatico, etc.)
- Maggiore energia, forza e benessere
Come eseguire i 5 tibetani
Di seguito vediamo come funzionano i cinque riti che compongono questa pratica. Per ognuno abbiamo pensato di allegare una descrizione dettagliata di ciascun rito, con le istruzioni per praticarlo correttamente.
Rito numero Uno: la ruota
- Obiettivo: aumenta la velocità dei chakra o vortici energetici
- Benefici: favorisce il libero scorrere del flusso di energia in tutto il corpo
- Chakra: stimola tutti i chakra

Portati in piedi mantenendo la schiena dritta, solleva le braccia altezza delle spalle, con i palmi delle mani, rivolti verso il basso. Cercando di rimanere sul posto, inizia a ruotare su te stesso in senso orario.
Avvertenze:
- Evita di fare questa posizione se soffri di vertigini, problemi alle valvole cardiache o sclerosi multipla.
- Se avverti capogiri fermati e prendi dei respiri profondi.
- Quando hai completato, fermati, unisci le mani di fronte al petto e fissa le punta delle dita continuando a respirare profondamente fino a quando i capogiri non sono passati
Rito numero due: l’angolo
- Obiettivo: rafforzare gli addominali e il collo
- Benefici: tonifica i muscoli addominali, delle gambe e del collo
- Chakra: lavora sui primi cinque chakra, in particolare sul chakra del plesso solare

- Sdraiati sulla schiena con le braccia lungo i fianchi, vicine al busto ed i palmi delle mani rivolti verso il basso.
- Inspirando, solleva contemporaneamente la testa portando il mento verso il petto e le gambe verso l’alto fino a formare un angolo retto.
- Se ti è possibile mantieni le gambe distese, mentre assicurati di piegare un po’ le ginocchia specialmente se soffri di dolori lombari o di tensione nel muscolo ileopsoas.
- Espirando, riporta gambe e testa al pavimento
Avvertenze:
- Se hai problemi al collo o cervicale, rimani con la testa appoggiata al pavimento
- Al termine delle ripetizioni, abbraccia qualche istante le gambe al petto, prendi qualche respiro profondo
Rito numero tre: il cammello
- Obiettivo: rinforzare muscoli di collo e schiena
- Benefici: migliora la flessibilità della colonna vertebrale e la postura
- Chakra: lavora sul 3°- 4°- 5°- 6° chakra

- Portati sulle ginocchia con le gambe separate alla larghezza dei fianchi, le punte dei piedi appoggiate al suolo e le mani appoggiate sui glutei oppure sui muscoli delle cosce
- Espirando, piega la testa portando il mento verso il petto
- Inspirando, piega la testa indietro inarcando la schiena quanto ti è possibile
- Espirando torna su e riporta il mento verso il petto
Avvertenze:
- Se hai problemi al collo o cervicale, evita di piegare la testa all’indietro
Rito numero quattro: il ponte
- Obiettivo: rinforzare polsi, caviglie, spalle, zona lombare e glutei
- Benefici: potenzia i muscoli di gambe e braccia, espande la gabbia toracica
- Chakra: stimola 3° – 4° – 5° chakra

- Siediti a terra con le gambe distese, e le mani appoggiate ai lati dei fianchi
- Espirando, porta il mento verso il petto
- Inspirando, porta la testa indietro e mantenendo le braccia tese, senza spostare mani e piedi, solleva il bacino formando con il corpo una linea retta orizzontale al pavimento.
- Espirando torna giù, riportando il mento verso il petto
Avvertenze:
- Se hai problemi al collo o cervicale, evita di piegare la testa indietro.
- Se soffri di tunnel carpale, evita di fare questa posizione
Rito numero cinque: il cane
- Obiettivo: allungare il corpo, soprattutto la schiena e la parte posteriore delle gambe, rafforzare braccia e spalle
- Benefici: rinvigorisce, tonifica gli organi addominali e intestinali, elimina le tossine
- Chakra: stimola tutti i chakra, riallineandoli

- Portati nella posizione del cane a testa in giù
- Inspirando, sposta il peso del corpo in avanti, il bacino scende evitando di appoggiare le ginocchia o le gambe al pavimento. Mantieni le braccia tese perpendicolari alle spalle e la testa piegata all’indietro
- Espirando, spingendo l’ombelico verso la colonna, e mantenendo gli addominali attivi, torna nel cane a testa in giù
Avvertenze:
- Evita di piegare il collo indietro se hai problemi di cervicale
Il sesto e settimo rito tibetano
Ora che conosci per filo e per segno i primi cinque riti tibetani, posso rivelarti che in realtà i riti sono sette… e non cinque. 🙂
Questi due esercizi rappresentano una pratica avanzata, pensata per chi ha già acquisito esperienza con i Cinque Tibetani.
Il sesto rito tibetano è stato definito da Kelder come “il completamento dei cinque riti” ed ha lo scopo di ripartire la vitalità apportata dai primi cinque tibetani, canalizzando l’energia nei centri energetici superiori.
Tradizionalmente praticato dai monaci per trasformare l’energia sessuale in realizzazione spirituale, può essere utile anche a noi “non monaci”, in quanto ci aiuta a conoscere questa energia, a sperimentarla con consapevolezza ed a trasformarla in amore, chiarezza e soprattutto longevità.
L’energia sessuale è energia vitale ed è importante imparare a canalizzarla ed utilizzarla nel migliore dei modi.
L’esercizio consiste in una ritenzione del respiro a polmoni vuoti con una contrazione muscolare (Bandha), ed è consigliato solo dopo aver acquisito familiarità con i primi cinque riti, avendoli praticati regolarmente per almeno un mese, averne preso piena confidenza e sentire un miglioramento della propria vitalità, oltre ad essere sicuri che si è in grado di respirare nella maniera corretta.
Il settimo rito è una pratica di meditazione basata sulla ripetizione del mantra Om (o Aum), che aiuta a calmare la mente e a connettersi con la propria interiorità.
Il suono Om risuona attraverso la colonna vertebrale, favorendo un profondo stato di centratura. Durante la meditazione, è utile formulare un sankalpa, cioè l’intenzione che vogliamo dare alla pratica, o in generale, ciò che desideriamo per vivere meglio e sentirci meglio, per manifestare la versione migliore di noi stessi.
Avrai spesso sentire parlare dei benefici della meditazione e se vuoi approfondire l’argomento, ti consigliamo di leggere il nostro articolo Meditazione yoga: significato, tecniche e corsi
Se invece non hai mai meditato e non sai da che parte iniziare, ti consigliamo il Corso base di Meditazione, che è completamente gratuito, dove troverai anche una lezione per sperimentare le diverse posizioni per meditare, in modo da trovare quella più comoda ed adatta a te.
Un’ultima annotazione importante: Come conclusione della pratica, è fondamentale eseguire solo un rito alla volta, e mai in contemporanea.
E ora vediamo come eseguirli:
Rito numero Sei: il respiro del fuoco
- Obiettivo: immagazzinare e preservare la vitalità, ripartire la vitalità apportata dai primi cinque riti, canalizzando l’energia verso la parte superiore del corpo
- Benefici: migliora la circolazione, calma e trasforma gli impulsi sessuali, portando creatività e longevità
- Chakra: stimola tutti i chakra, ma in particolare il 3º

- Portati in piedi, con le gambe separate alla larghezza delle spalle, le ginocchia piegate e le mani appoggiate sulle ginocchia con le dita rivolte verso l’interno e le braccia tese. La schiena è leggermente arrotondata.
- Espira profondamente facendo rientrare la pancia, tirando verso l’interno la regione addominale, in special modo la zona sopra l’ombelico, e spingila verso l’alto e verso la spina dorsale e trattieni il respiro a polmoni vuoti
- Mantenendo l’apnea, raddrizzati appoggiando le mani sui fianchi e spingi verso il basso: questo ti costringerà a sollevare le spalle.
- Ritrai il più possibile l’addome e sollevate il torace, contrai il pavimento pelvico verso l’alto.
- Mantieni la posizione e l’apnea fino a quando ti è possibile, sempre senza forzare mi raccomando!
- Quando senti il bisogno di respirare di nuovo, rilassa prima l’addome e le braccia e inspira lentamente.
- Rilassa il respiro per qualche secondo, prima di ripetere nuovamente.
Avvertenze:
- È importante ricordare che questo tibetano va praticato assolutamente a digiuno e la ritenzione della respirazione deve essere intrapresa progressivamente e con precauzione, oltre che evitare l’attività sessuale alcune ore prima e dopo l’esercizio.
- È sconsigliato a chi soffre di problemi cardiaci o di difficoltà respiratorie ed ernia iatale.
- Inoltre, per le donne, è sconsigliato durante il ciclo mestruale ed in gravidanza.
- Praticare questo esercizio troppe volte potrebbe risultare dannoso. Inizia con una sola ripetizione, sempre dopo aver praticato i Cinque Riti Tibetani ed arriva ad un massimo di 3 o 5 ripetizioni.
- Al termine dell’esercizio, se sei senza fiato o se è troppo difficile o senti tirare la schiena durante l’esercizio, comincia con praticare la respirazione yogica completa, inserendo momenti di apnea a polmoni pieni e poi a polmoni vuoti. Quando avrai preso confidenza con questa respirazione ed allenato l’apnea, potrai riprovare con il sesto tibetano.
Rito numero Sette: la meditazione
- Obiettivi: calmare il flusso dei pensieri, placare le emozioni perturbanti, armonizzare le energie del corpo ed accedere al subconscio
- Benefici: calma mentale e serenità
- Chakra: 6º- 7º chakra

- Portati in una posizione seduta comoda, con la schiena dritta ma non rigida, cercando di percepire l’asse centrale ed allineando la testa, portando leggermente il mento verso l’interno. Per aiutarti, puoi immaginare di avere un filo di luce sulla sommità del capo che tira verso l’alto.
- Inizia portando semplicemente l’attenzione al respiro naturale, all’aria che entra ed esce dalle narici.
- Quando ti senti comodo/a, rilassato/a e centrato/a, fai un inspiro profondo, ed espirando emetti il suono Om.
- Ripeti dalle 3 alle 5 volte
- Prosegui pronunciando o ripetendo mentalmente il tuo sankalpa.
Avvertenze:
- Se si esegue dopo la pratica dei cinque tibetani, non praticarlo in contemporanea con il sesto tibetano, ma scegliere sempre soltanto uno dei due per terminare la pratica.
L’importanza di una corretta respirazione
La respirazione gioca un ruolo fondamentale nella pratica dei Cinque Tibetani, poiché aiuta a sincronizzare il movimento con il flusso energetico del corpo.
Una respirazione consapevole migliora la concentrazione, aumenta la vitalità e amplifica i benefici degli esercizi.
Nella nostra pratica, per quanto riguarda la respirazione, ci siamo attenuti alle indicazioni del libro di Peter Kelder.
Tuttavia, nel tempo sono emerse varianti che suggeriscono l’ordine opposto tra inspirazione ed espirazione in alcuni riti, come nel secondo, a seconda dell’approccio dell’istruttore o della preferenza personale.
Il nostro consiglio è sperimentare entrambe le modalità e scegliere quella che permette di mantenere una maggiore sincronia tra respiro e movimento, favorendo un’esperienza più naturale e armoniosa.
Se vuoi approfondire il tema della respirazione consapevole, ti consigliamo di leggere il nostro articolo Perché è importante respirare correttamente e come farlo, e guardare la Masterclass gratuita Respira meglio, vivi meglio!
Con che frequenza praticare i 5 Tibetani
La tradizione tibetana prevede la ripetizione di ognuno dei 5 riti per 21 volte, tuttavia, come suggerisce il libro (e il buon senso, soprattutto se sei alle prime armi con lo yoga), è meglio procedere in maniera graduale e progressiva, iniziando la prima settimana con 3 ripetizioni da fare lentamente e dolcemente, per lasciare il tempo al corpo di abituarsi alle nuove posizioni.
In seguito, per ogni settimana successiva, si possono aggiungere due esecuzioni quotidiane in più, fino ad arrivare a 21 esecuzioni giornaliere.
Procedendo in questo modo nell’arco di 10 settimane si dovrebbe essere in condizione di praticare ogni giorno i cinque riti per intero per 21 volte. Basteranno solo 5 minuti all’inizio, per poi arrivare ad una pratica completa di circa 20 minuti.
Esattamente come per la normale pratica yoga, l’importante non è tanto l’esecuzione perfetta degli esercizi, ma piuttosto l’attenzione e la presenza nell’esecuzione, la respirazione e soprattutto la costanza e la regolarità.
Per questo motivo, se ritieni che un impegno di 20 minuti per la pratica delle 21 ripetizioni sia eccessivo in termini di tempo, oppure fisicamente troppo impegnativo, va benissimo anche se scegli di fare 3 o 5 ripetizioni ogni giorno. Come sempre la cosa importante è muoversi e praticare rispettando i propri limiti e le esigenze del proprio corpo.
Puoi anche utilizzare la sequenza dei 5 tibetani in sostituzione al Saluto al Sole, come pratica di riscaldamento prima della tua consueta lezione di yoga.
Sconsiglio di praticarla assieme al Saluto al Sole in quanto sono entrambe pratiche che generano energia, e sovrapponendole si corre il rischio di creare uno squilibrio a livello energetico.
Il momento migliore per praticare è la mattina appena alzati, in quanto i cinque tibetani sono una pratica energizzante, in grado di darti la carica per tutta la giornata. Inoltre questa pratica si può eseguire anche come riscaldamento prima di un’attività fisica.
Nel libro si legge che si possono eseguire anche la sera, anche se personalmente preferisco evitare pratiche energizzanti prima di andare a dormire.
Ad ogni modo si tratta di una scelta molto soggettiva poiché ogni persona e ogni corpo reagiscono in modo differente alle pratiche, come per esempio accade con lo yoga nidra, che molte persone trovano rilassante e utile da fare prima di dormire mentre altre evitano di praticarla la sera altrimenti fanno fatica a prendere sonno.
Quindi, per sapere qual è la cosa giusta per noi, la cosa migliore da fare è sperimentare e capire le esigenze del proprio corpo.
Consigli e Controindicazioni
Capisco che dopo tutto quello che ci siamo detti ti verrà subito voglia di metterti a fare i 5 tibetani come se non ci fosse un domani, tuttavia qualsiasi nuovo programma di esercizi fisici va intrapreso con consapevolezza e attenzione.
Specialmente chi soffre di patologie o lesioni, prima di eseguire la pratica è opportuno che chieda parere al proprio medico, in particolare le persone che soffrono di patologie come sclerosi multipla, morbo di Parkinson o un disturbo simile, sindrome di Ménière, vertigini, cuore ingrossato, problemi alle valvole cardiache, infarto negli ultimi tre mesi, ulcera, dolori lombari, cervicale, ipertensione, ipertiroidismo, ernia iatale, debolezza muscoli addominali, alterazione dei dischi intervertebrali, fibromiosite.
Inoltre, considera che la pratica dei Cinque Tibetani aiuta a disintossicare l’organismo, quindi potrebbe capitare di avere delle reazioni di eliminazione, come per esempio, eruzioni cutanee oppure disturbi intestinali.
Anche se comprendo che non siano reazioni molto piacevoli, sono importanti per la purificazione del corpo ed in genere durano solo qualche giorno.
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E ora vediamo anche qualche consiglio per rendere la tua pratica sicura ed efficace:
Sii consapevole:
Esegui gli esercizi con consapevolezza e non meccanicamente. È molto importante porre l’attenzione su ciò che stai facendo ed ascoltare le sensazioni del proprio corpo, rispettandone i limiti e senza mai forzare o sentire fastidio e dolore.
Rilassati
Applica la legge del minimo sforzo, assicurandoti di rilassare tutte le parti del corpo che non sono coinvolte nel movimento. In questo modo, risparmiando energie, i movimenti saranno più naturali e meno faticosi.
Respira correttamente
Porta l’attenzione al respiro, assicurandoti di respirare correttamente.
Continua a respirare naturalmente e liberamente, sincronizzando il movimento, in questo modo anche la mente sarà più calma, infatti una corretta respirazione aiuta ad eliminare lo stress ed a regolare lo stato emotivo. Evita di bloccare o forzare la respirazione negli esercizi, che altrimenti risulterebbero più faticosi.
Mantieni la concentrazione
Cerca di non distrarti, soprattutto con lo sguardo. Prova a sperimentare uno sguardo interiorizzato, come se guardassi l’orizzonte, senza cercare di fissare un punto preciso
Rispettati e goditi la pratica
Troppo spesso esageriamo con l’obiettivo di riuscire in un esercizio, di eseguirlo perfettamente, con il risultato che il corpo stressato e non rispettato, si irrigidisce ancora di più. In questo caso l’obiettivo è farsi del bene, non vincere una gara, quindi non giudicarti se non riesci perfettamente nel movimento.
Il tempo ed una pratica consapevole e costante, faranno la differenza ed i benefici non mancheranno.
Pratica senza rischi
Soprattutto se soffri di dolori alla schiena, è importante praticare con una serie di accorgimenti per non provocare o intensificare i dolori.
In particolare:
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Nel secondo tibetano, puoi piegare le gambe prima di sollevarle e ripiegarle prima di riportarle a terra e puoi sperimentare la posizione delle caviglie e dei piedi, in modo che non ci sia tensione nella parte posteriore delle gambe.
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Nel terzo tibetano, per evitare di comprimere le lombari, porta le mani all’altezza delle anche con i pollici sull’osso sacro, in modo da avere maggior equilibrio nella posizione e spingi le anche in avanti, stendi la parte anteriore del corpo mentre fletti all’indietro e contrai i muscoli dei glutei. Ricorda che non è importante quanto riesci ad andare all’indietro, soprattutto se lo fai schiacciando le lombari.
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Nel quarto tibetano, una volta sollevato il corpo, cerca di mantenere la posizione il più orizzontale possibile, spingendo le anche verso l’alto e contraendo i muscoli dei glutei.
Se non riesci nell’esercizio, puoi provare una variante semplificata, portandoti seduto/a con le ginocchia piegate e le braccia appoggiate a terra dietro la schiena, in modo che quando alzi il bacino per portarti nella posizione del ponte, le braccia siano perpendicolari alle spalle. In questo modo puoi utilizzare la forza delle gambe per sollevarti.
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Nel quinto tibetano, se non riesci a stendere bene le gambe, non ti preoccupare e soprattutto non forzare, le posizioni devono sempre risultare comode e mai fastidiose o dolorose.
A questo proposito, ti consigliamo di dare un’occhiata alla posizione del Cane a testa in giù nel nostro Archivio di posizioni yoga, dove troverai dei consigli pratici e delle varianti per eseguire al meglio questa posizione e poterla personalizzare con piccoli aggiustamenti, secondo le tue esigenze.
Se anche con questi accorgimenti, non riesci ad eseguirlo, puoi sostituirlo con la posizione del gatto e se anche con queste varianti dovessi trovare difficoltà in un esercizio, ti consigliamo di evitarlo.
Se soffri di mal di schiena, prima di praticare i Cinque Tibetani, ti consigliamo di leggere l’articolo Mal di schiena e yoga: tutto ciò che e meglio sapere prima di iniziare a praticare
Se hai la schiena fragile o ti senti particolarmente rigido, ti consigliamo di iniziare a prendertene cura con la speciale Raccolta di Yoga per la schiena, riservata ai nostri abbonati.
Pratica la pazienza
Gli ultimi due riti tibetani, dovrebbero essere praticati solo dopo aver praticato regolarmente i primi cinque tibetani per 21 ripetizioni per almeno un mese.
Scegli la pratica più adatta a te
Si consiglia di evitare di praticare entrambi i riti nr. 6 e 7 assieme ma di sceglierne uno solo a completamento della pratica, a seconda dei bisogni. Impara a sentire ed ascoltare le tue necessità di volta in volta, ricorda che ogni giorno è diverso ed ogni giorno siamo diversi.
Prediligi la qualità alla quantità
La qualità degli esercizi, l’attenzione e la consapevolezza con cui si pratica è molto più importante della quantità degli esercizi che si fanno ed i benefici non mancheranno in ogni caso.
Video lezione gratuita
Ed ora non ci resta che srotolare il tappetino!
Per aiutarti nella pratica di questa sequenza di posizioni, abbiamo preparato un video specifico, completamente gratuito.
Ricorda di praticare sempre portando attenzione al respiro ed alle sensazioni del tuo corpo, rispettando i tuoi limiti e senza mai forzare o sentire fastidio e dolore.
Conclusione
I Cinque Tibetani non sono solo una sequenza di esercizi, ma una pratica che può trasformare corpo e mente, aiutandoti a coltivare energia, vitalità e benessere.
Oltre alla costanza nell’esecuzione, ciò che fa davvero la differenza è l’atteggiamento mentale: come anche Peter Kelder ricorda nel suo libro, la vera fonte della giovinezza è già dentro di te…se sei in grado di vederti giovane nonostante la tua età, anche gli altri ti vedranno in quel modo.
Se vuoi approfondire ulteriormente questa pratica, personalmente ho trovato molto valido il libro di Jean-Louis Abrassart Il grande libro dei cinque tibetani, che offre una guida completa alla pratica, con consigli utili su come adattare la pratica alle proprie esigenze e come proteggere la schiena e praticare senza rischi ed anche degli esercizi preparatori per praticare nel migliore dei modi.
Ora che possiedi tutti i segreti della fonte della giovinezza, non ti resta che metterli in pratica e condividerli con il mondo intero…perché:
“Tutti desiderano vivere a lungo, ma nessuno vorrebbe invecchiare”. ( Jonathan Swift )
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