Il cambiamento è una delle condizioni più complicate con le quali, in quanto esseri umani, ci ritroviamo ad avere a che fare.

Non è facile cambiare, e anche quando riconosciamo che sarebbe opportuno farlo, tendiamo a rimandare il più possibile “l’inizio del cambiamento”.

Ed è normale che sia così.

Ogni cambiamento porta con sé la sua buona “dose di disagi”, oltre che di soddisfazioni, e non tutti i momenti della nostra vita sono appropriati per mettere in discussione le basi sulle quali abbiamo costruito le nostre certezze.

Tuttavia, è proprio in questo viaggio infinito, del quale molto spesso non conosciamo la destinazione, che risiede il segreto della nostra evoluzione… e gli insegnamenti dello yoga sono uno straordinario compagno con il quale intraprenderlo.

Un compagno in grado illuminarci il cammino, e di infonderci la fiducia necessaria ad affrontarlo.

In effetti, il legame che esiste fra yoga e cambiamento è così forte che molte persone, ogni giorno, decidono di starne alla larga, spaventate dall’idea che iniziare a fare yoga ci porti inevitabilmente a diventare delle persone diverse.

Ho pensato quindi che potesse essere interessante dedicare un po’ di spazio a cercare di capire “come ci cambia lo yoga”, nella speranza che possa essere d’aiuto a chi ha ancora “un piede dentro e uno fuori il tappetino” a comprendere il percorso che lo attenderà una volta presa la decisione di avvicinarsi con convinzione alla pratica dello yoga.

Prima di passare al “come”, però, è bene capire il “perché” lo yoga ha così tanto a che fare con il cambiamento.

 

Perché lo yoga ci cambia

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Secondo la teoria dello yoga il cambiamento segue una dinamica ben precisa; per comprenderla è necessario fare un piccolo passo indietro, e ricordare il legame che esiste fra la pratica dello yoga e l’energia che c’è dentro di noi.

Lo yoga ci insegna che esiste un corpo “fisico”, grossolano, fatto di muscoli, ossa, legamenti, etc., ed un corpo “energetico”, sottile, fatto di energia vitale chiamata Prana, e relazionato agli aspetti psichici del nostro essere, come la mente e il pensiero.

Il Prana scorre in tutto il corpo attraverso dei canali energetici chiamati Nadi, che per struttura e diramazione possono essere associati al sistema nervoso.

Quando le Nadi si incontrano formano un centro energetico, ovvero un Chakra.

I Chakra principali sono 7, e sono situati lungo la colonna vertebrale; ad ognuno di essi è associato un ruolo ben preciso:

  • Sicurezza – (1° Chakra)
  • Piacere, sessualità (2° Chakra)
  • Potere personale (3° Chakra)
  • Amore (4° Chakra)
  • Comunicazione (5° Chakra)
  • Immaginazione (6° Chakra)
  • Illuminazione (7° Chakra)

Per maggiori informazioni circa il magico mondo dei chakra, puoi dare un occhiata a questo post: Cosa sono i Chakra, come funzionano e come prendercene cura grazie allo Yoga >>

Quando pratichiamo yoga stimoliamo questi centri energetici, che agiscono a livello mentale, risvegliando in noi emozioni e stati di consapevolezza collegati alle caratteristiche del centro energetico in cui si manifestano.

Tutte le tecniche che fanno parte dello yoga (asana, mudra, pranayama, etc.) lavorano quindi anche a livello energetico, con lo scopo di riportare equilibrio ed armonia in ogni “sfera della nostra esistenza”.

E’ come se la pratica dello yoga andasse a stimolare dei tasti nascosti, e facendolo risvegliasse in noi anche la consapevolezza delle nostre emozioni, rivelandoci per quello che siamo… che è poi la via primaria per dare vita al cambiamento.

(E’ per questo motivo che di tanto in tanto capita di scoppiare a piangere dopo una lezione di yoga; è un rilascio emozionale che sta a significare che qualcosa dentro di noi si è mosso.)

Acquisire consapevolezza significa essere in grado di comprendere meglio la natura dei problemi che la vita ci mette di fronte, significa diventare più responsabili dei propri gesti e dei propri pensieri, significa farsi delle domande, osservare i nostri comportamenti, ed avere voglia di riportare equilibrio dove ci accorgiamo che ne manca.

Questo, inevitabilmente, ci porta ad evolvere, e quindi a cambiare… tuttavia è importante ricordare che in nessun momento lo yoga ci costringe a farlo, ed è per questo motivo che non dovremmo avere timore di iniziare a praticare.

Perché lo yoga si limita, per così dire, a mostrarci la strada, ed ogni cambiamento, quando arriva, lo fa al momento giusto, in quanto saremo noi ad aver deciso di far entrare quel cambiamento nella nostra vita, saremo noi ad aver deciso di stabilire delle nuove priorità, noi ad aver deciso che vale la pena svegliarsi un po’ prima, noi ad aver capito che è giunta l’ora di trasformare una cattiva abitudine in una buona abitudine.

E c’è di più.

Perché tutto questo succeda non è nemmeno sufficiente fare un “po’ di yoga di tanto in tanto”.

Se vogliamo che i benefici dello yoga non siano solo fisici, ma mirati a risvegliare stati di consapevolezza superiori utili ad alla nostra evoluzione, allora sarà necessario fare yoga con costanza e con “qualità.” (Che non vuol dire fare yoga su un tappetino da 300 € 🙂 )

La qualità nella pratica la si ottiene quando la nostra mente vive il “qui ed ora”, ovvero quando rimane concentrata su quello che stiamo facendo, senza spaziare fra il passato ed il futuro.

Questo è uno degli insegnamenti base dello yoga, forse il più importante in assoluto, ed è anche una delle maggiori aree di cambiamento derivanti dalla pratica dello yoga.

 

“Come” ci cambia lo yoga

Essendo il cambiamento un viaggio individuale, e quindi soggetto alle innumerevoli sfaccettature della personalità di ognuno di noi, è impossibile stilare un elenco completo dei possibili cambiamenti derivanti dalla pratica dello yoga, o stabilire a priori in cosa lo yoga ci aiuterà ad evolvere.

Esistono però degli insegnamenti che lo yoga ci invita a seguire, rispetto ai quali la maggioranza dei praticanti di yoga tende a sviluppare un maggior grado di sensibilità.

…ed è normale, con quanto più ci si avvicina ad uno stile di vita yogico, ritrovarsi a riflettere su di essi.


Ci insegna a vivere il “qui e ora”

Vivere il “qui ed ora” è un invito che lo yoga ci fa a non lasciare che i nostri pensieri e il nostro modo di essere vengano influenzati da ciò che non possiamo controllare, a lasciarci alle spalle ciò che è passato, (e che magari ci fa soffrire), e ciò che è lontano, (e che quindi non possiamo controllare.)

Proprio per questo motivo durante la pratica degli asana l’attenzione è rivolta al nostro modo interno, è concentrata sul respiro e sui messaggi che riceviamo dal nostro corpo.

E’ questo che differenzia lo yoga dalla ginnastica, dallo stretching o dal pilates… ed è questo meccanismo che ci permette di fare dello “yoga di qualità”.

Con il tempo, e con l’esperienza, si impara a prolungare questo stato generato dalla pratica e a trasportarlo nella vita di tutti i giorni, dove vivere il “qui ed ora” si tramuta nella volontà (e di tanto in tanto anche nella capacità) di non sovraccaricare la mente,  di godere a pieno ogni istante della vita, e di rispettare il valore del tempo che dedichiamo a fare una qualsiasi cosa, arricchendolo di amore, attenzione e della nostra presenza più completa.

Sul “qui ed ora” si potrebbero fare infiniti esempi, come infinite sono le possibilità che abbiamo di vivere con maggior consapevolezza la nostra quotidianità ed affrontare con lo spirito giusto i problemi “unici” ai quali la vita ci mette di fronte ogni giorno… esiste però una storia zen che credo esprima alla grande questo concetto, e fa così:

“Il maestro Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo il consueto tirocinio era diventato insegnante.
Era un giorno piovoso e perciò Tenno portava zoccoli di legno e aveva con  sè l’ombrello.
Dopo averlo salutato, Nan-in gli disse:”Immagino che tu abbia lasciato gli  zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli”.
Tenno si concentrò, ma non seppe rispondere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sè il suo zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora per sei mesi per perfezionare il suo zen in ogni istante.”

Tratto da: 101 Storie Zen, di Senzaki Nyogen, Adelphi

 

Ci insegna a prenderci cura del nostro corpo

mani piedi“Il tuo corpo è il tuo tempio. Mantienilo puro e pulito per l’anima che risiede all’interno.” B:K:S:Iyengar

Lo yoga è una disciplina che tende a dare ampio spazio alla cura del corpo… e questo è forse uno degli aspetti più conosciuti.

Dalla pratica degli asana, alle tecniche di purificazione (Shatkarma), alla cura dell’alimentazione (di cui parleremo tra poco), sono moltissime le tecniche che si possono adottare per prendersi cura del proprio corpo.

Tuttavia, credo che il cambiamento principale in questo senso avvenga quando si prende coscienza di “avere” un corpo, e che questo corpo, per funzionare al meglio, ha bisogno di attenzione e di rispetto.

Praticando yoga con una certa regolarità è come se in qualche modo si imparasse ad ascoltare il proprio corpo, a comprenderne la natura, a decifrarne i messaggi, e ad entrare in sintonia con lui.

Questo nella maggior parte dei casi ci porta a diventare più sensibili rispetto al come lo trattiamo, a quali rischi o esponiamo, alle sostanze con cui lo curiamo quando si ammala, e a cosa gli diamo da mangiare.

 

Ci insegna ad alimentarci con amore

cibo sano“Lo yoga non è per colui che mangia troppo, e nemmeno per colui che mangia troppo poco.” (Bhagavad gita).

Questo secondo me è uno degli insegnamenti più attuali che la filosofia dello yoga ci porta in dono… dalla notte dei tempi.

E anche se il modo in cui ci si alimentava al tempo in cui è stato formulato, (tipo 4000 anni fa), era completamente differente da come lo facciamo oggi, la regola comunque non cambia… ed è una regola molto semplice, che si basa sul principio dell’equilibrio.

L’alimentazione di uno yogin è basata sui principi dell’Ayurveda, ovvero la tradizionale medicina indiana, la più antica al mondo, i cui insegnamenti risalgono ai Veda, i famosi testi sacri scritti appunto oltre 4000 mila anni fa.

E indovina un po’ su cosa si basa? Sulla ricerca dell’equilibrio.

L’Ayurveda, infatti, non seziona il cibo in proteine, carboidrati o grassi, ma li classifica secondo l’effetto che hanno sul corpo e la mente:

  • il cibo Satvico è quello che ti fa sentire “leggero”; (la maggior parte di frutta e verdura),
  • il cibo Rajasico è quello che provoca “l’irrequietezza”; (caffè, cioccolato, peperoncino, alcolici),
  • il cibo Tamasico è quello che ci rende “letargici” (cipolla, aglio, funghi, formaggi con muffe).

L’alimentazione quindi è considerata un mezzo per ristabilire equilibrio nel corpo.

Sempre secondo la tradizione, l’alimentazione di uno yogin si deve basare principalmente sul consumo di frutta, verdura e cereali, e, secondo il principio della non violenza (Ahimsha), anche nell’astensione dal sacrificio di tutte le forme di vita.

E’ per tutte queste ragioni che molti yogin sono vegetariani o vegani.

Ovviamente, non è assolutamente obbligatorio essere vegetariani per poter praticare yoga; caso mai, sarà la pratica dello yoga, e la comprensione dei suoi insegnamenti, a generare una maggiore sensibilità nei confronti di ciò che utilizziamo per alimentare il nostro corpo. (E anche verso la quantità di cibo che ingeriamo.)

E’ quando viene risvegliata in noi la consapevolezza che l’alimentazione è una questione davvero importante, e che il cibo non è solo una gratificazione emotiva, o un’azione con cui riempire un vuoto, ma è il nostro nutrimento e la nostra fonte di vita, che si inizia a sviluppare il desiderio di vivere l’alimentazione in maniera differente.

 

Ci ispira ad uno stile di vita “semplice”

simplicity“Per trovare la pace interiore vivi semplicemente; riduci ciò che ritieni necessario.” Swami Kriyananda

Questo è un concetto difficile da spiegare, e ancor più difficile da mettere in pratica, specie nella nostra società… ma proprio per questo estremamente significativo.

Ricercare la semplicità non vuol dire necessariamente adottare uno stile di vita “ascetico”, e non tutti i praticanti di yoga vivono in una grotta.

Tuttavia, gli insegnamenti dello yoga ci guidano verso una maggiore comprensione del valore delle cose che ci circondano, e del fatto che esse richiederanno inevitabilmente cura ed attenzioni da parte nostra, e che proprio per questo motivo finiranno con l’occupare spazio anche nella nostra mente.

Il disordine non sempre è creativo, e ci sono momenti nella nostra vita in cui è importante distaccarci dalle cose materiali, non solo per comprenderne l’effettiva necessità, ma anche per liberare la mente dall’ingombrante confusione generata dalle cose che ci circondano.

Questo non si riferisce solo alle cose che già possediamo, ma anche a quelle che desideriamo, e che ogni giorno ci impegniamo a raggiungere, perché anche loro finiscono con il rubare spazio ai nostri pensieri.

Comprendere che la felicità non deriva dalle cose materiali non ci garantisce l’immunità dallo stress, dalle tensioni, o dalle preoccupazioni, ma ci aiuta a creare attorno e dentro di noi un ambiente che faciliti la convivenza con questi stati emotivi estremamente comuni nella nostra società.

 

Come si fa a sapere se “funziona”?

In questi ultimi mesi sto ricevendo moltissime e-mail da parte vostra, (Grazie! E’ estremamente educativo per me poter leggere le vostre esperienze), e molti mi voi mi dicono che già dalla prima lezione di yoga iniziano a percepire i benefici della pratica… ed è fantastico, perché significa che avete fatto le cose per bene, e con amore! 🙂

…e quando una pratica di yoga è fatta in questo modo, che sia la prima o la centesima della tua vita, alla fine ti senti meglio, percepisci il respiro più aperto e profondo, avverti una sensazione di leggerezza nel corpo, e di pace e tranquillità nella mente.

E’ questa è la prima manifestazione dei fantastici benefici dello yoga, ed è questa la strada da percorrere per raggiungere quella consapevolezza che è alla base di qualsiasi cambiamento.

In un’era moderna, dove bisogna “vedere per credere”, per convincerti del fatto che tutte le belle cose di cui ti ho parlato fino ad ora possono succedere realmente dovrei copia-incollare un elenco di studi scientifici che dimostrano il come ed il perché lo yoga fa bene per una cosa, piuttosto che per un’ altra. (Ma sarebbe noiosissimo!)

E poi penso che l’unico modo per credere, sia provare, sperimentare… e vedere su di sé l’effetto che fa.

Una cosa sono certa di averla capita, proprio grazie alle vostre testimonianze, e cioè che il cambiamento che lo yoga ha portato ad ognuno di noi, in un modo o nell’altro, è stato positivo.

Questa è la magia dello yoga!

Buona magia a te!

(Ma prima di andare… perché non condividere sui tuoi Social un po’ di magia? Anche se virtuale, funziona comunque! 🙂 )