Come per tanti altri aspetti della nostra vita, anche per la pratica dello yoga vale la regola che “nessuno nasce imparato“, e che tutti, ma proprio tutti, per progredire abbiamo bisogno di impegno, di pratica, di tempo… e di saper imparare dagli errori che commettiamo.

E perché no, anche da quelli che commettono gli altri.

Siccome uno degli aspetti più positivi dell’epoca tecnologica in cui viviamo è la facilità con la quale si possono condividere le esperienze, ho pensato che fosse interessante scrivere questo articolo per condividere con te alcuni dei principali errori che ho commesso come praticante e che ora, come insegnante, vedo fare dalle persone che si avvicinano allo yoga.

Nel caso ti dovessi identificare con uno o più di questi errori, il mio consiglio è quello di non preoccuparti di cercare di correggerli tutti insieme.

Piuttosto, lavora su uno per volta, ed approfittane per migliorare ogni giorno la tua pratica.

Soprattutto, evita di giudicarti e di sentirti in colpa, ma rallegrati di aver finalmente identificato i tuoi errori.

La realtà è che tutti ne commettiamo, e riflettere su di essi è l’unica vera maniera che abbiamo a disposizione per correggerli.

Ready? Iniziamo….

1. Non praticare “Shavasana”

Shavasana, che in sanscrito significa “posizione del cadavere”, è la posizione di rilassamento che chiude, o dovrebbe chiudere, tutte le lezioni di yoga.

Si tratta di un asana di fondamentale importanza poiché permette al corpo di interiorizzare il lavoro svolto e quindi di assorbire gli effetti della pratica.

Lo sanno bene gli yogin più esperti, per i quali la pratica di Shavasana è forse la parte più attesa della lezione.

Tuttavia, per molti altri praticanti sembra invece che questa posizione abbia poca importanza, e capita spesso di vedere sgattaiolare via qualcuno dalla sala yoga… proprio per evitarla.

Personalmente, credo che questa strana forma di repulsione nei confronti di Shavasana abbia a che fare con una mancata comprensione dell’obiettivo di questa posizione, ed anche con una sorta di scarsa abitudine a rimanere immobili e trascorrere del tempo con noi stessi.

Forse perché vogliamo sempre essere attivi, e crediamo che stare fermi a fare niente sia solo del tempo perso.

Non è un caso, infatti, che secondo uno dei maestri yoga più autorevoli dell’ultimo secolo, il maestro Iyengar, la posizione del cadavere, per quanto apparentemente semplice, sia una delle più difficili da imparare.

Tuttavia è proprio rimanendo immobili per qualche tempo, e mantenendo la mente quieta ed in pieno stato di coscienza, che si impara a rilassarsi. E il rilassamento consapevole rinvigorisce e rinfresca sia il corpo che la mente.

Inoltre, poiché durante una lezione di yoga lavoriamo a livello fisico, ma anche che a livello energetico, incanalando l’energia in parti differenti del corpo, è importante, dopo la pratica, rimanere comodamente sdraiati per qualche minuto (dai 2-3 minuti, fino anche a 15 minuti in funzione della durata della lezione),  per permettere al corpo di assorbire gli effetti degli asana e rendere la pratica ancora più efficace.

Il mio consiglio, nel caso la pratica di Shavasana dovesse risultarti scomoda e fastidiosa, è di utilizzare dei cucini da appoggiare sotto la zona lombare, la testa e sotto le ginocchia.

Inoltre, se soffri di mal di schiena, prova a piegare le gambe, lasciando cadere le ginocchia all’interno.

Questa variante ti aiuterà a rilassare la zona lombare e a diminuire lo sforzo necessario ad eseguire la posizione.

2. Praticare per imitazione

Quando ci si avvicina alla pratica dello yoga, specialmente quando lo si fa seguendo un corso generico e senza conoscere le basi teoriche, ci si ritrova quasi inevitabilmente a “praticare per imitazione”.

Ovvero: guardiamo come l’insegnante (o gli altri praticanti) eseguono le posizioni, e cerchiamo di farle alla stessa maniera.

Molto spesso però il nostro corpo non possiede lo stesso grado di flessibilità e coordinazione di chi ci sta accanto, o di chi ci guida nella pratica, e quando ci accorgiamo di questa differenza quasi istintivamente pensiamo di non essere capaci di fare yoga, di non essere abbastanza bravi, o di non essere abbastanza in forma.

Poiché a nessuno fa piacere sentirsi fuori luogo e non all’altezza, la reazione istintiva a questa sensazione è quella di sforzarci ben oltre i limiti del nostro corpo, rendendo in questo modo le posizioni dolorose, anziché piacevoli, e correndo il rischio di farci anche del male.

In realtà la bravura nello yoga, sempre che esista “un livello di bravura” nella pratica, non la dimostriamo certamente da quanto fotogenicamente eseguiamo una posizione, ma da quanto siamo capaci di vivere il momento presente, ascoltando con consapevolezza i messaggi che il nostro corpo ci comunica.

Ed è questo il “vero segreto della pratica” che molto spesso viene distorto dalle meravigliose immagini che vediamo pubblicate sui social network, e che in qualche modo ci invitano ad andare oltre, anziché a fermarci ad osservare ed ascoltare.

Capire questo meccanismo è fondamentale per godere appieno dei benefici dello yoga, tanto a livello fisico quanto a livello mentale.

Se sei “alle prime armi con lo yoga”, ti suggerisco di scaricare (gratis) questa lezione di yoga specifica per principianti.


E’ una lezione perfetta se non hai mai fatto yoga, o se non lo pratichi da tempo e senti di aver bisogno di una “rinfrescata“.

In questa lezione vedremo come eseguire le posizioni base dello yoga, la differenza fra yoga e stretching e l’utilizzo del respiro nella pratica.
  • Stile di Yoga: Hatha Yoga
  • Durata Lezione: 40 minuti
  • Livello: Tutti i livelli

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3. Non rispettare i momenti di riposo del corpo

Il nostro corpo, così come il nostro stato d’animo e la nostra energia, cambia costantemente in funzione degli eventi della vita, del susseguirsi delle stagioni, del nostro stile di vita e di mille altre ragioni.

Per questo motivo è assolutamente naturale che, praticando la stessa sequenza yoga in momenti diversi, cambi il modo in cui ci rapportiamo ad essa, ed i benefici che ne otteniamo.

Soprattutto, succede che alle volte riusciamo ad eseguirla seguendo il ritmo e l’intensità nella quale ci viene proposta, altre volte invece no.

Se il corpo, per i motivi più disparati, non è nelle condizioni ottimali, è inutile sforzarsi di fare l’ennesimo Chaturanga, con la speranza di bruciare qualche caloria in più, o per dimostrare a noi stessi che ce l’abbiamo fatta… salvo poi sentirci spossati e doloranti tutta la giornata.

Lo Yoga dovrebbe lasciarci una sensazione piacevole di rilassamento mentale e di benessere fisico, che si ottiene solo quando si impara a rispettare i momenti di riposo del corpo.

Per questo motivo non è assolutamente necessario eseguire tutte le posizioni o le pratiche che l’insegnante ci propone.

Piuttosto, se ci rendiamo conto che il corpo è stanco, anziché fare un altro saluto al sole, o una posizione non adatta alle nostre condizioni, è meglio ascoltarlo e scegliere una posizione di riposo, come ad esempio la Posizione del bambino, o Shavasana.

Vedrai che l’insegnante apprezzerà tantissimo la tua scelta. 😉

4. Credere che gli accessori siano solo per i principianti

Secondo gli insegnamenti tradizionali, per praticare yoga è sufficiente avere con sé il proprio corpo, e la propria mente.

Ed è verissimo… com’è anche vero, però, che lo yoga si è evoluto nel corso del tempo, adattandosi sempre più alle nostre esigenze.

Per questo motivo, oggigiorno sarebbe quasi impensabile praticare senza il supporto di un tappetino… ma non solo.

La maggior parte dei centri yoga, infatti, sono sempre più spesso attrezzati con accessori come blocchi, cinture, cuscini e molti altri supporti utili a favorire la nostra pratica.

Il primo stile di yoga che ha iniziato ad utilizzare gli accessori è stato quello fondato dal maestro Iyengar, che ha introdotto l’utilizzo di mattoncini e cinture e altri attrezzi vari per permettere a tutti, indipendentemente dal proprio grado di flessibilità o condizione fisica, di eseguire gli asana mantenendo un corretto allineamento del corpo.

Oggigiorno l’utilizzo degli accessori si sta diffondendo sempre di più anche in altri stili di yoga, proprio perché ci si è resi conto che alcuni semplici supporti possono rendere la pratica più facile, comoda e soprattutto efficace.

Tuttavia, alcuni praticanti credono che utilizzare accessori sia (passatemi il termine), una cosa da sfigati, o adatta solo ai principianti.

Per quanto mi riguarda, non credo proprio che sia così.

Trovo che gli accessori abbiamo aiutato a rendere la mia pratica più consapevole, ed anche a progredire in alcune posizioni senza correre il rischio di danneggiare il mio corpo.

Per questo motivo, sono sempre più fan dell’utilizzo degli accessori, di cui ho parlato anche nel post: Accessori Yoga, ecco tutto quello di cui potresti aver bisogno.

Provare per credere!

5. Fare sempre e solo sequenze molto intense

Uno degli errori più comuni che vedo commettere a chi si avvicina per la prima volta allo yoga è quello di credere che ci sia solo un tipo di yoga (spesso molto intenso), e che la pratica sia un sostituto dell’attività sportiva.

Nonostante sia vero che praticando yoga otteniamo anche il risultato di mantenerci in forma, lo yoga non può e non deve essere considerato semplicemente come una ginnastica, come uno sport, o come una disciplina utile solo a bruciare i grassi, o a rinforzare l’attività circolatoria.

Certo, anche questi fattori sono importanti, e vengono spesso presi in considerazione quando si prepara una sequenza di yoga, tuttavia è bene ricordare che lo yoga è una disciplina che lavora con il corpo, ma anche con la mente, e che la presenza, l’attenzione e la consapevolezza con la quale si pratica sono altrettanto importanti dell’intensità con la quale si pratica.

Anche e soprattuto per questo motivo, lo yoga ha la grande qualità di potersi sempre adattare alle esigenze specifiche del corpo in un determinato momento, o di un determinato gruppo ayurvedico di appartenenza, o della stagione dell’anno in cui ci troviamo.

Ci sono giorni in cui abbiamo bisogno di energia, allora possiamo optare per sequenze energiche come la ripetizione del Saluto al Sole, altre volte in cui il corpo ha bisogno di essere trattato con dolcezza, e allora è meglio scegliere di praticare sequenze di yoga gentile, o altre volte in cui ciò di cui abbiamo bisogno è di rilassarci profondamente, e di non muovere nemmeno un dito, allora ecco che lo Yoga Nidra è la pratica perfetta.

Il segreto è saper scegliere  il tipo di yoga giusto in funzione di come ci sentiamo, proprio come scegliamo di indossare un abito piuttosto che un altro, o di mangiare una cosa piuttosto che un’altra.

Inoltre (e questo è uno dei grandi benefici della diffusione dello yoga online) ad oggi abbiamo una grande possibilità di scelta circa le sequenza da praticare.

Su Yoga n’ Ride, ad esempio, è disponibile un intero archivio, con centinaia di lezioni fra le quali scegliere, proprio per permetterti di avere sempre a disposizione una sequenza adatta alla tua condizione psicofisica.

6. Fare più lezioni di seguito

Scommetto che, se hai scoperto da poco lo yoga, e magari lo hai scoperto attraverso le mie lezioni brevi, come ad esempio il programma di 15 minuti al giorno per 30 giorni, dopo aver fatto una lezione… avresti subito voglia di farne un’altra.

Lo yoga ci fa sentire talmente bene che il corpo ne vorrebbe sempre di più. 🙂

Tuttavia c’è una ragione per la quale sarebbe meglio praticare solo una lezione alla volta, piuttosto che più lezioni consecutive… ovvero che lo yoga, oltre che a livello fisico, lavora anche a livello energetico.

Questo significa che ogni sequenza è studiata specificatamente per raggiungere un obiettivo, e che il corpo ha bisogno di qualche ora di tempo per assorbire gli effetti delle posizioni e della sequenza.

Per questo motivo, nei giorni in cui hai una voglia potente di praticare, è meglio scegliere di fare una lezione lunga, piuttosto che due lezioni corte.

Se sei un insegnante o un praticante assiduo sono sicura che ti sarà capitato di partecipare a qualche festival di yoga nel corso del quale, in una giornata, puoi fare più lezioni lunghe, e sono anche sicura che a fine giornata ne sarai uscito soddisfatto e appagato, arricchito di nuove idee, spunti per le tue lezioni… ma anche con il corpo a pezzi e forse anche con i chakra un po’ sballati :)))

Nella quotidianità è possibile praticare più volte al giorno, l’importante è lasciar trascorrere qualche ora da una pratica all’altra, e l’ideale sarebbe fare una lezione energizzante la mattina ed una lezione rilassante la sera.

7. Non curare il setting

Ti sei mai trovato a fare yoga su un tappetino puzzoso, o ancora peggio con dei pantaloni che ti schiacciano la pancia ogni volta che entri nel cane a testa in giù?

Siii?

Allora credo proprio che tu mi possa capire quando dico che la cura del setting, cioè l’ambiente in cui si pratica, il materiale che si utilizza, e l’abbigliamento che si indossa, sono super importanti.

E’ fondamentale infatti praticare in un contesto che ci faccia sentire bene, in un ambiente pulito e con abbigliamento comodo.

Quindi scegli con cura il tuo abbigliamento, e abbi cura del tuo materiale. (Ad esempio, lava periodicamente il tappetino con dei prodotti specifici, oppure a mano con acqua e sapone.)

Per rendere l’atmosfera del tuo angolo yoga ancora più yogica, puoi per esempio accendere degli incensi, usare olii essenziali o abbellirlo con delle candele.

8. Trattenere il respiro

Una delle cose che differenzia lo yoga da tutte le altre attività fisiche è il respiro consapevole.

Come dice il saggio Thich Nhat Hanh:

“Il respiro è il ponte che collega la vita alla coscienza, che unisce il corpo ai nostri pensieri. Ogni volta che la vostra mente si disperde, utilizzate il respiro come mezzo per prendere di nuovo in mano la vostra mente.”

Nello yoga la respirazione ha un’importanza fondamentale, ed è proprio la consapevolezza della respirazione che fa di questa disciplina una pratica incredibilmente benefica per il corpo, per la mente e per  spirito.

Quando si inizia a praticare yoga normalmente si è molto concentrati nel cercare di fare correttamente le posizioni, e si tende spesso a cadere nell’errore di dimenticarsi della respirazione, specialmente se l’insegnante non ce lo ricorda.

Se così fosse, non ti preoccupare, è assolutamente normale ed è un errore facile da rimediare: basta solo prestarci attenzione. 🙂

Ogni tanto controlla se stai respirando, specialmente quando pratichi le posizioni di equilibrio, e se così non fosse, semplicemente torna ad osservare il tuo respiro spontaneo.

Se all’inizio ti dovesse risultare complicato concentrarti allo stesso tempo sia sulle posizioni che sul respiro, lascia che siano il tempo e la pratica a cambiare le cose, senza autoinfliggerti pressioni o frustrazioni perché non hai praticato/respirato come avresti voluto.

Portare l’attenzione al respiro, fra l’altro, è una pratica che puoi portare anche al di fuori del tappetino, nella vita di tutti i giorni.

Osservare, ogni tanto, nel corso della giornata, come stai respirando, cercando di notare se stai compiendo respiri profondi o superficiali, ad intervalli regolari o irregolari, ti aiuterà ad acquisire un controllo sul respiro, che in seguito potrai portare anche nella pratica, e che ti aiuterà a gestire lo stress, le emozioni ed a calmare la mente irrequieta.

9. Paragonarsi agli altri

Perché il mio “vicino di tappetino” si piega così tanto, e io invece sono rigido come un tronco di baobab?

Se ti è mai capitato di fare questo ragionamento, beh, sappi che lo yoga è tutto, tranne che paragonarsi agli altri.

Lo yoga è una disciplina personale, e così come ci sono miliardi di individui nel mondo, e nessuno è esattamente uguale all’altro, così ogni corpo ha le proprie esigenze e caratteristiche.

Per questo motivo, cerca sempre di evitare di paragonarti agli altri, e soprattutto con l’insegnante che conduce la lezione.

Ti assicuro che quando ho iniziato a praticare anche io ero super rigida, e solo con il tempo, e con la pratica costante, il mio corpo si è ammorbidito, diventando più flessibile.

Comunque sia, considera che la flessibilità non è l’obiettivo dello yoga e nemmeno una prerogativa per poterlo fare… è piuttosto una conseguenza naturale della pratica.

10. Correggere il tuo vicino di tappetino in una lezione

Capita spesso di vedere coppie, anche di amici, non necessariamente fidanzati o sposati, che durante una lezione di yoga correggono il rispettivo compagno/a, anche verbalmente.

Per quanto possa sembrare un gesto cordiale, la realtà è che questo atteggiamento dimostra soltanto che non siamo pienamente concentrati in ciò che stiamo facendo, ma piuttosto siamo preoccupati che l’altro/a faccia le cose bene.

La pratica yoga dovrebbe essere un momento per stare in completa armonia con noi stessi, dimenticandoci di chi ci sta attorno, e soprattutto dovrebbe essere un momento privo di giudizi e di imbarazzi.

Per questo motivo, se veramente vuoi aiutare chi ti accompagna a lezione, lascia che sia l’insegnante a correggere eventuali errori, qualora lo ritenesse opportuno.

11. Sentirsi in colpa se non pratichi tutti i giorni

Una delle cose che ripeto spesso nelle mail che invio agli iscritti al blog, e che ripeto anche nei vari articoli che scrivo, è che lo yoga è efficace soprattutto se lo si pratica tutti i giorni.

Tuttavia questa non deve essere considerata una prerogativa indispensabile, specialmente se, come conseguenza di questa convinzione, si genera dentro di noi un senso di colpa quando, per mille motivi, non abbiamo potuto o voluto praticare.

Praticare yoga tutti i giorni dovrebbe essere la risposta naturale ad un bisogno altrettanto naturale, e non una fonte di frustrazioni.

Per cui, se oggi non hai ancora srotolato il tappetino, pazienza! Se lo vorrai, arriverà presto il momento perfetto per farlo.

12. Esagerare con certe posizioni

Di questi tempi  è molto facile commettere l’errore di associare lo yoga all’esecuzione di posizioni acrobatiche, e poiché alla nostra mente piace essere messa alla prova, può capitare di innamorarsi di asana particolarmente avanzate, la cui esecuzione richiede, alle volte, anni di esperienza.

Considera sempre che molti dei benefici che derivano dalla pratica di queste posizioni estremamente complesse, li possiamo ottenere anche praticando posizioni molto più semplici.

Il motivo per cui le pratichiamo, molto spesso, è più per intraprendere una sfida con noi stessi, per dimostrarci che siamo in grado di farlo.

In un certo senso questo approccio ha una sua logica, perché ci motiva a praticare e perché alcune asana, come ad esempio la posizione del corvo o della gru, aiutano ad aumentare la fiducia in se stessi, e ci regalano un senso di soddisfazione.

Allo stesso tempo, però, è importante mantenere un equilibrio, e rispettare sempre i propri limiti, e i propri tempi, e non focalizzarsi eccessivamente sulla pratica di una o più posizioni avanzate.

…e infine:

13. Non condividere questo post 🙂

Se pensi che questo post sia interessante, ma preferisci tenere tutte queste informazioni solo per te, beh… sappi che non è molto yogico 🙂

Scherzo, ovviamente… però sono sincera quando ti dico che mi piacerebbe sapere cosa ne pensi degli errori che ho elencato, e che mi piacerebbe conoscere la tua esperienza in questo senso.

Buona pratica e ci vediamo alla prossima!

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