Molte volte su questo blog abbiamo scritto che il segreto per godere al massimo dei benefici derivanti dalla pratica dello yoga è praticare con regolarità.

…però non ci siamo mai soffermati a spiegare il perché.

Probabilmente perché il perché, a prima vista, può apparire scontato: ormai lo sappiamo benissimo che qualunque impegno decidiamo di assumerci nella vita, piccolo o grande che sia, ha bisogno di essere innaffiato con il nettare della costanza e dell’entusiasmo perché possa germogliare e regalarci dei risultati.

Tuttavia, nelle pieghe sottili di questo semplice meccanismo esistono moltissimi importanti fattori che contribuiscono a fare si che ciò accada; fattori la cui comprensione può venirci in soccorso in quei momenti in cui sentiamo la motivazione calare, oppure quando ci sorprendiamo a dare la colpa al tempo che non basta mai.

Per questo motivo abbiamo pensato che potesse essere interessante dedicare un po’ di tempo a capire come si formano le nostre abitudini, perché è anche con questo che abbiamo a che fare quando decidiamo di iniziare un percorso yogico: di formare delle nuove abitudini, di fare in modo cioè che un’attività a noi poco familiare, ma che ci può fare del bene – srotolare il tappetino e metterci a praticare, o sedere in silenzio nel centro di una stanza – diventi col tempo un’abitudine, un qualcosa che facciamo in maniera automatica e senza pensarci troppo.

Per comprendere questo meccanismo dobbiamo inevitabilmente partire proprio dalle nostre abitudini, e dal cercare di comprendere come esse si formano e come si sviluppano e quanto ci influenzano.

E’ una cosa alla quale generalmente dedichiamo poca attenzione, però la realtà è che noi siamo fatti di abitudini, e per la maggior parte di noi esse rappresentano un’elevatissima percentuale dei nostri pensieri e delle nostre azioni… per capire questo concetto basta fermarsi un attimo a pensare a quando è stata l’ultima volta che abbiamo fatto un qualcosa di completamente nuovo nella nostra vita, o al fatto che certe persone con le quali trascorriamo il nostro tempo, al lavoro o in famiglia, abbiano certi modi di fare e certe abitudini piuttosto marcate delle quali siamo testimoni… ad esempio l’abitudine di criticare, o di lamentarsi continuamente di un certo problema, o di una certa condizione.

E se per certi versi è facile prendere come esempio gli altri, allo stesso tempo è facile ammettere che anche noi, nel nostro piccolo orticello personale, coltiviamo delle abitudini più o meno marcate o mascherate che ci definiscono e che scandiscono le nostre giornate, come il modo che abbiamo di lavarci i denti, il tipo di cibo che acquistiamo, la strada che facciamo per andare al lavoro, o la ripetizione sempre uguale di quei gesti e soprattutto dei pensieri che chiudono o iniziano la nostra giornata.

Purtroppo alcune di queste abitudini sono più fastidiose di altre, per noi e per le persone che ci stanno attorno, le quali vengono inevitabilmente influenzate dal nostro modo di comportarci, così come noi lo siamo dal loro.

Anche per questo motivo, molto spesso, ci ritroviamo a voler cambiare alcune nostre abitudini, o a volerne introdurre altre di nuove che siano positive e non negative. (Ad esempio l’abitudine ad alimentarci in maniera consapevole, o a fare maggiore attività fisica.)

Ed è proprio quando decidiamo di voler cambiare una nostra abitudine, o di volerne acquisire una nuova, che ci rendiamo conto di quanto le nostre abitudini siano radicate nella nostra personalità, e di quanto siano difficili da cambiare, tanto che quando proviamo a farlo ci troviamo quasi sempre coinvolti in un frustrante tira e molla fatto di tentativi, abbandoni, e infiniti dialoghi di autoconvincimento.

Questo di solito succede perché approcciamo il cambiamento dal punto di vista inverso, ovvero aspettiamo di essere motivati per iniziare a fare ciò che ci siamo prefissi, quando in realtà la motivazione è sempre, o quasi sempre, una conseguenza dell’azione… e non il contrario.

Infatti è proprio iniziando a fare una cosa, magari quando non ne abbiamo voglia che diamo il via a quel meccanismo automatico fatto di piccoli compensi che riceviamo, che vanno ad alimentare la nostra motivazione e che ci forniscono la positività necessaria per portare avanti il nostro impegno per quel tanto di tempo che ci basta a farlo diventare un abitudine.

E’ abbastanza facile capire questo concetto: basta pensare allo stato di benessere che proviamo dopo tre o quattro volte che andiamo a correre, e che ci invita a volerci andare ancora, o alla sensazione di leggerezza che proviamo quando riusciamo a dormire bene e ad alimentarci in maniera consapevole per qualche giorno consecutivo, con il risultato che poi siamo ancora più motivati a portare avanti questa nuova versione di noi stessi.

Lo stesso, ovviamente, vale anche per la pratica dello yoga: non esiste miglior motivazione per metterci sul tappetino che sperimentare per qualche giorno di seguito la piacevole sensazione di equilibrio, spazio e tranquillità che proviamo dopo aver praticato.

Questo è un concetto molto importante da capire, in quanto è fondamentale essere consapevoli del fatto che la motivazione necessaria a portare avanti un impegno per quel tempo che serve a renderlo una nuova abitudine è una conseguenza dell’azione che decidiamo di svolgere, e non il contrario come siamo abituati a pensare.

Questo è solo uno dei meccanismi che caratterizzano il nostro modo di funzionare, e che sempre più spesso sono oggetto di studio da parte delle varie scienze che si occupano di comprenderlo, come la filosofia, la psicologia, e le neuroscienze.

Ma quanto serve perché una nuova “cosa” che decidiamo di introdurre nella nostra vita, diventi un abitudine?

Da tempo è diffuso “il mito” che si possa creare una nuova abitudine in soli 21 giorni, o addirittura 15. Questi numeri in genere derivano da studi e ricerche o pubblicazioni di vario tipo, come il bestseller “Psicocibernetica”, scritto da Maxwell Maltz, un chirurgo plastico che, attraverso l’osservazione dei suoi pazienti aveva notato che occorrevano minimo 21 giorni prima che si abituassero alla loro nuova immagine.

Uno studio con basi scientifiche più solide realizzato dalla ricercatrice Phillippa Lally presso l’University College London e pubblicato sull’European Journal of Social Psychology, indica che per la creazione di una nuova abitudine serve una media di 66 giorni, con una variabilità molto elevata che va da un minimo di 18 giorni a un massimo di 254 giorni.

In sostanza, il tempo che occorre per costruire una nuova abitudine è estremamente soggettivo e varia secondo persone, circostanze e comportamento. La cosa positiva però è che per tutti inizia allo stesso modo: con un primo passo.

Come diceva Lao Tzu: “Un lungo viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”.

Ed è proprio questo primo passo che conta, il passo di iniziare a portare lo yoga nella nostra vita quotidiana, un giorno dopo l’altro.

Tuttavia vi sono dei momenti in cui, per vari motivi, la relazione fra azione e motivazione si fa più latente, se non altro perchè cambiano le influenze alle quali siamo soggetti.

In questi casi è importante avere qualcosa d’altro cui aggrapparsi, ad esempio una routine prestabilita, uno spazio che ci piace frequentare, o un gruppo di persone cui rivolgersi che sappiano riaccendere in noi la fiamma della motivazione.

A questo proposito abbiamo pensato di condividere con te alcuni consigli per creare questa sana abitudine:

#1 Programma il tempo da dedicare alla pratica

Questo significa stabilire una quantità di tempo che riteniamo di poter rispettare e che siamo consapevoli di poter inserire senza difficoltà nella nostra routine quotidiana.

In questo caso è importante capire che non ha senso partire a mille dedicando un’ora al giorno allo yoga, con il rischio elevatissimo di non ricevere in cambio altro che stanchezza e frustrazione. Piuttosto è meglio avvicinarsi alla pratica a piccoli passi, magari partendo con solo 10/15 minuti al giorno, aumentando progressivamente la durata nel corso del tempo.

In generale è consigliato praticare la mattina, un po’ perché iniziare la giornata “con un primo passo yogico” aiuta a vivere tutta la giornata in maniera yogica, e un po’ perché è più facile trovare lo spazio e il tempo all’inizio della giornata, magari mettendo la sveglia un quarto d’ora prima.

Se non sei una persona particolarmente mattiniera, un buon suggerimento è quello di preparare il tuo angolo yogico (vedi sotto) srotolando il tappetino la sera prima, in modo da avere pronto il tuo luogo “sacro” per la pratica… e avere una scusa in meno per non praticare.

#2 Crea il tuo spazio yogico sacro

Un aspetto molto importante è quello di avere un luogo tranquillo nel quale praticare, un luogo che trattiamo con rispetto e che dedichiamo solamente alla nostra pratica. Questo non significa necessariamente avere una stanza intera da utilizzare come sala yogica, magari arredata con un tappetino eco di ultima generazione, incensi importati dall’India, mandala alle pareti e musica rilassante in filodiffusione di sottofondo, come ci mostrano continuamente su Instagram.

Anche un piccolo angolo del salotto può andare bene, l’importante è sentire che quello spazio appartiene a noi e alla nostra pratica e alle emozioni che viviamo nei momenti che dedichiamo a noi stessi.

Un consiglio che ti posso dare in questo caso è quello di dedicare questo spazio solo alla pratica, e di trattarlo con rispetto e anche con un pizzico di sacralità, riconoscendogli in questo modo il ruolo importante che ricopre nella nostra quotidianità.

Questo luogo dovrebbe essere per quanto possibile illuminato da luce naturale e, se pratichi la sera, sarebbe preferibile scegliere una luce artificiale calda e soffusa, per aiutare a mantenere la mente tranquilla.

Inoltre sarebbe meglio privilegiare uno spazio fresco e facile da ventilare, in modo da avere sempre a disposizione una fonte d’aria fresca e pulita per rigenerarti e rigenerare il tuo spazio yogico.

Un’altra caratteristica importante è lo spazio che dedichi alla pratica che sia sempre pulito e in ordine, in quanto la pulizia e l’ordine esteriore aiutano a creare pulizia e ordine dentro di noi.

E sebbene le uniche cose veramente necessarie per praticare yoga siano il corpo e la mente, un tappetino è fondamentale e spesso alcuni accessori ci aiutano a praticare in modo più comodo.

Per approfondire questo aspetto, puoi dare un’occhiata al nostro articolo: Accessori yoga: ecco tutto quello di cui potresti avere bisogno.

#3 Pratica con costanza e perseveranza… rilassata!

La pratica dello yoga dovrebbe essere un momento piacevole e sereno, e non un momento di giudizio verso noi stessi e gli altri, o di generazione di senso di colpa.

L’ideale, come abbiamo visto, è praticare ogni giorno, ma alle volte possono esserci situazioni che ci impediscono di srotolare il tappetino, come un infortunio ad esempio, o un impegno imprevisto.

In questo caso è importante rimanere sereni e tranquilli e non sentirci troppo in colpa: anzi, è bene approfittare di questi momenti per osservare quanto cambi il nostro modo di sentirci in assenza del nostro momento quotidiano dedicato allo yoga, e quanto l’influenza su noi stessi di ciò che facciamo ogni giorno sul tappetino sia una cosa concreta e reale.

…e in seguito, una volta ripristinata la routine quotidiana, ci basterà semplicemente ricominciare a praticare, senza giudicarci troppo per il giorno o i giorni di assenza.

Inoltre, nei momenti in cui non possiamo srotolare il tappetino dove, come e quando vorremmo, è importante ricordare che esistono moltissime pratiche yogiche che possiamo fare ovunque, anche rimanendo immobili, e che sono super efficaci anche se spesso vengono sottovalutate, come ad esempio lo yoga nidra, la pratica dei mudra, o la meditazione.

Ti ricordo che, se fai parte degli abbonati a Yoga n’ Ride, sul nostro sito troverai moltissime lezioni che possono essere praticate anche quando non ci è possibile srotolare il tappetino.

Se invece non sono situazioni esterne a impedirci di praticare, ma semplicemente non ne abbiamo voglia e subentra una sorta di boicottaggio personale verso una pratica che sappiamo farci stare bene, possiamo utilizzare la “tecnica dei piccoli passi”, pensare nel qui e ora e nell’adesso, pensare al piccolo passo da fare per il nostro benessere, senza pensare che dovremmo farlo tutti i giorni, ma semplicemente ripetendoci che solo per oggi, in questo momento dove non ci sono motivi validi per non praticare, srotolo il tappetino, respiro e pratico con serenità e col sorriso sulle labbra, perché così mi prendo cura di me, così imparo a volermi bene.

#4 Visualizzati come uno yogin

Le visualizzazioni sono uno degli strumenti più utilizzati nel mondo dello yoga e della meditazione per aiutarci a immaginare noi stessi in condizioni diverse da quelle in cui siamo realmente. Grazie a questa capacità peculiare della mente umana, noi possiamo effettivamente influenzare noi stessi ed il nostro comportamento.

Per maggiori informazioni su questo importante argomento, ti suggerisco di leggere il post pubblicato sul nostro blog: Che cosa è la meditazione, e come funziona oppure l’articolo sulla generazione del Sankalpa, ovvero l’intenzione.

In questo caso possiamo utilizzare le visualizzazioni per immaginare noi stessi come se avessimo già finito la pratica yoga, e anticipare la sensazione di benessere, calma e serenità che proveremo dopo esserci regalati il tempo e lo spazio per staccare la mente e dedicarci al benessere del nostro corpo e della nostra mente.

Visualizzarci in questa condizione può essere un ottimo metodo per farci passare rapidamente dal divano al tappetino, e potrebbe darci la motivazione giusta per praticare, anche in quei giorni in cui srotolare il tappetino ci sembra difficile.

#5 Pratica la gratitudine insieme allo yoga

La gratitudine è uno strumento molto potente che crea benessere, in quanto contribuisce a generare una risposta fisiologica nel nostro corpo, aumentando i cosiddetti “ormoni della felicità”.

Ricordarci di tanto in tanto di metterla in pratica, ad esempio riconoscendo a noi stessi quanto siamo fortunati a vivere in un’epoca in cui i preziosi insegnamenti dello yoga e della meditazione, anticamente confinati a società molto distanti dalla nostra, sono a nostra completa disposizione a portata di click, o a quanto siamo fortunati ad avere l’opportunità di poter scegliere di dedicare ogni giorno del tempo della nostra vita a prenderci cura di noi stessi.

Riconoscere che questa condizione non è scontata, e non è nemmeno garantita, può essere un ottimo metodo per darci quel pizzico di entusiasmo e di motivazione in più che alle volte possono essere necessari per farci srotolare il tappetino.

Potrebbe essere molto utile tenere anche una sorta di diario della gratitudine, su cui segnare tutti i benefici che la pratica sta portando nella nostra vita quotidiana, scrivendo le nostre sensazioni, emozioni e pensieri, creando così un supporto personale e molto forte a cui fare riferimento, leggendo a caso qualche riga, quando la motivazione tende a diminuire.

Conclusione

Lasciare allo yoga il tempo necessario perchè diventi un’abitudine vuol dire anche lasciargli, e lasciarci, il tempo per prendere sempre più confidenza con la pratica, e per renderci conto di come lo yoga ci influenza, e lungo quali percorsi ci guida.

E chissà, magari col tempo potrà diventare anche una sorta di gioco, di sfida con se stessi nel voler trovare, e creare, ogni giorno, le opportunità per praticare lo yoga, ad esempio mettendo in pratica gli insegnamenti del pranayama mentre siamo in coda alle Poste, o facendo i mudra mentre camminiamo verso l’auto parcheggiata in centro… o magari praticando la posizione dell’albero mentre cuciniamo.

Il valore trasformativo che ha questo tipo di yoga è davvero incredibile, perché far diventare lo yoga una parte sempre presente nelle nostre gionate, ci aiuterà ad avere un atteggiamento yogico e consapevole anche nei momenti difficili che la vita trova sempre il modo di metterci difronte.

E se pensi che questo post ti abbia dato le dritte giuste per aiutarti a fare dello yoga una sana abitudine, beh anche condividerlo con le persone che ami può essere una bellissima abitudine… 🙂